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Archive for marzo 2012

l’attesa

Sgranando il tempo

lenti e stanchi rintocchi

attesa vana 

***

Flavia 

(immagine dal web)

 

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Rubino d’ali – 

quando gemma si schiude

oro l’ inebria

***

Flavia

Immagine di Ivan Billy Reali,

che ringrazio per i molti bellissimi scatti

ai quali continua

a permettermi di attingere.

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Isola e scoglio –

sibilano silenzi

parole naufragate

***

Flavia

(immagine dal web)

* Il katauta è una forma poetica giapponese  che consiste di

 tre versi  di  5, 7 , 7 sillabe.  

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Luna e una stella

sospese sulla volta

indefinita

***

Francesca

(immagine dal web)

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Buon viaggio!

Con lucenti ali

sorvoli le nuvole

– andata e ritorno

***

Flavia

(immagine dal web)

Verso libero per augurare buon viaggio a Francesca

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Soffio di vento

muove l’acqua stagnante

– l’anima fruscia

***

Flavia

Immagine dal web

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Verde cascata

gocce di nuova linfa

nel blu del cielo

***

Flavia

Immagine grande di Francesca Casagrande, scattata nel nostro giardino – miniatura dal web

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Candida sposa

culla raggi di vita

– la bacia il sole

***

Flavia

Grazie a Ivan Billy Reali che mi ha regalato questa sua bellissima immagine.

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Si era preparata a lungo a quell’incontro. Lo desiderava, ma al tempo stesso lo temeva. Temeva l’estraneità che avrebbero potuto provare l’una rispetto all’altro. Temeva che potesse essere tutto diverso da come si era immaginata fino a quel momento. Mentre preparava la valigia, in preda a un’agitazione che le faceva tremare le mani, Manuela cercava di interrompere il continuo accavallarsi di pensieri e di recuperare la calma. Impossibile! Ormai aveva perso il controllo delle emozioni e anche il suo corpo non le obbediva più: il cuore le martellava nel petto, vacillava sulle gambe, si sentiva attanagliare da una morsa di tensione che quasi la paralizzava. Se avesse potuto, avrebbe fatto un passo indietro. Ma che dico un passo: ne avrebbe fatti mille, un milione. Sarebbe immediatamente fuggita da questa situazione senza via d’uscita.

“Oddio, è assurdo!” pensava lui in quello stesso istante. Stava per incontrarla e non sapeva neppure come fosse la sua faccia. Sarebbe stata la donna dolce e affettuosa che gli era sembrata? Aveva tanta voglia di vederla, di toccarla, di stringersi a lei! Ma lei? Lo desiderava, l’avrebbe amato? Aveva un po’ paura. Avrebbe voluto cullarsi ancora un po’ in quell’ attesa di incontrarsi che era eccitante e al tempo stesso rassicurante, ma non si poteva aspettare oltre. 

“Ma perché ti ho permesso di insinuarti fra noi?” meditava Manuela. “Io e Riccardo eravamo una coppia felice, senza problemi, ma da quando tu ci sei è tutto cambiato. Tu hai aperto un solco tra me e lui. Io ora non faccio altro che pensare a te, soltanto a te, giorno e notte. Ancora non ci siamo incontrati, eppure il mio desiderio di te è talmente forte da azzerare qualsiasi altra emozione. Mi fai quasi spavento”.

“Non sono stato io a volere tutto questo” rifletteva lui. “Mi ci sono ritrovato senza neppure sapere come. Eppure…. eppure mi sento così felice! Ho una voglia immensa di incontrarti!” 

“Signora, venga qua! Presto, stanza 6, letto4.”Manuela non ha più tempo per pensare. Le contrazioni sono sempre più ravvicinate, mezz’ora soltanto ed è già in sala parto. Ora è concentrata unicamente sul suo respiro e su quel bisogno di spingere, spingere e accelerare quest’incontro che ha atteso per nove lunghi mesi. Per un attimo, pensa che le forze la stiano abbandonando. “Non ce la faccio” dice fra sé. “ Morirò senza averlo mai incontrato.”

Invece Manuela e Andrea si incontrano, come previsto, il cinque febbraio, esattamente la data presunta del parto. E’ mezzanotte passata da tre minuti, Andrea è arrivato puntuale all’appuntamento. Qualcuno ha avvolto il bambino in un lenzuolo e l’ha posato fra le braccia di Riccardo, che si avvicina a sua moglie: “Ecco, Manuela, ecco il nostro Andrea”. 

Per Manuela è come vedersi dentro e dare finalmente un volto a quella creatura che è cresciuta in lei, insieme a lei, giorno dopo giorno. E’ scoprire che paura e incertezze sono spazzate via in un attimo. “Sposti tutti i miei confini” pensa. Poi si stupisce delle sue stesse parole: “ E questa frase? Dove l’ho sentita ? Ah, forse una canzone. Ma chi se la ricorda, ora!”

Flavia

(immagine dal web: “Ritratto di donna” di Angelo G. Stenta)

 

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La terra bruna

sotto il sole di marzo

prepara il seme

***

Francesca

(immagine dal web)

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