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Archive for giugno 2012

Haiku del mare – Flavia

limpida alcova
nell’azzurro intagliata –
arde la sabbia

***

Flavia

(immagine dal web)

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 caldo opprimente –
un lampo all’improvviso
accende un fremito

***

Flavia

(immagine dal web)

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Farfalla – Francesca

Una farfalla

svolazza tra le spighe

della lavanda

***

Francesca

Immagine by Francesca Casagrande

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L’oleandro appassito

arido cielo

l’oleandro appassisce –

sete d’amore

*** 

Flavia

(immagine dal web)

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lontano è il porto
remota stella il faro
salpato è il sogno

naviga verso il cielo
la luna lo accarezza

***

Flavia

(immagine dal web)

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Ammazzare il tempo (Eugenio Montale)

Fra le tracce dei temi di maturità di quest’anno, l’analisi del brano di Eugenio Montale “Ammazzare il tempo” (da Auto da fé. Cronache in due tempi, 1966)

 

   Il problema più grave del nostro tempo non è tra quelli che si vedono denunziati a caratteri di scatola nelle prime pagine dei giornali; e non ha nulla in comune, per esempio, col futuro status di Berlino o con l’eventualità di una guerra atomica di struggitrice di una metà del mondo. Problemi simili sono d’ordine storico e prima o poi giungono a una soluzione, sia pure con risultati spaventosi. Nessuna guerra impedirà all’umanità futura di vantare ulteriori magnifiche sorti nel quadro di una sempre più perfetta ed ecumenica civiltà industriale. Un mondo semidistrutto, che risorgesse domani dalle ceneri, in pochi decenni assumerebbe un volto non troppo diverso dal nostro mondo d’oggi. Anzi, oggi è lo spirito di conservazione che rallenta il processo. Qualora non ci fosse più nulla da conservare il progresso tecnico si farebbe molto più veloce. Anche l’uccisione su larga scala di uomini e cose può rappresentare, a lunga scadenza, un buon investimento del capitale umano. Fin qui si resta nella storia. Ma c’è un’uccisione, quella del tempo, che non sembra possa dare frutto. Ammazzare il tempo è il problema sempre più preoccupante che si presenta all’uomo d’oggi e di domani.

   Non penso all’automazione, che ridurrà sempre più le ore dedicate al lavoro. Può darsi che quando la settimana lavorativa sarà scesa da cinque a quattro o a tre si finisca per dare il bando alle macchine attualmente impiegate per sostituire l’uomo. Può darsi che allora si inventino nuovi tipi di lavoro inutile per non lasciare sul lastrico milioni o miliardi di disoccupati, ma si tratterà pur sempre di un lavoro che lascerà un ampio margine di ore libere, di ore in cui si potrà eludere lo spettro del tempo.

   Perché si lavora? Certo per produrre cose e servizi utili alla società umana, ma anche, e soprattutto, per accrescere i bisogni dell’uomo, cioè per ridurre al minimo le ore in cui è più facile che si presenti a noi questo odiato fantasma del tempo. Accrescendo i bisogni inutili, si tiene l’uomo occupato anche quando egli suppone di essere libero. “Passare il tempo” dinanzi al video o assistendo a una partita di calcio non è veramente un ozio, è uno svago, ossia un modo di divagare dal pericoloso mostro, di allontanarsene. Ammazzare il tempo non si può senza riempirlo di occupazioni che colmino quel vuoto. E poiché pochi sono gli uomini capaci di guardare con fermo ciglio in quel vuoto, ecco la necessità sociale di fare qualcosa, anche se questo qualcosa serve appena ad anestetizzare la vaga apprensione che quel vuoto si ripresenti in noi.

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Cari amici,   desideriamo condividere con tutti voi le meravigliose  emozioni che abbiamo vissuto sabato sera nell’assistere a questo bellissimo spettacolo teatrale all’aperto.

 Chi di voi è su FB può saperne di più, vedere le foto  e seguire le attività del Comteatro da qua
 
Il teatro ha anche un sito:
 
Per tutti, pubblichiamo l’epilogo di questo “viaggio” meraviglioso  nel Paese dei Pinocchi. E’ stato letto dopo che gli attori di tutti i 12 spettacoli  messi in scena avevano sfilato fra il pubblico, nel suggestivo scenario del parco  Giorgella (sede del teatro, a Corsico) con le fiaccole in mano, nel buio notturno di sabato scorso. Una grande, grandissima emozione difficile da descrivere
Flavia e Francesca

PINOCCHIO SULLA LUNA

TURCHINA: Pinocchio! Pinocchio? Ma dove sei… Pinocchio! Ma dove sei stato? Da dove arrivi?
PINOCCHIO: Eccomi, bambina turchina… eccomi qui.
TURCHINA: Pinocchio, ma sei tutto sporco di bianco… cos’hai addosso? Gesso? Farina? Borotalco?
PINOCCHIO: Niente di tutto questo, bambina turchina… arrivo dalla Luna! E ho addosso tanta polvere di Luna… vedi? Profuma…
TURCHINA: Pinocchio sulla Luna… questa non si era mai sentita prima.
PINOCCHIO: Sulla Luna, turchina mia… ero a cavallo di un cerbiatto volante di ritorno dal Paese dei Balocchi, quando a un certo punto siam saltati su una nuvola e… oplà!
TURCHINA: Non ti credo.
PINOCCHIO: E non è finita qui! Appena arrivato sulla Luna sai chi ho incontrato? Il grillo parlante che era diventato un grillo cantante, e cantava parole sconosciute per far piangere le libellule… sì, perché devi sapere che sulla Luna ci sono libellule grandi come aquiloni, bellissime e colorate come cento arcobaleni.
TURCHINA: Anche questa mi sa tanto di…
PINOCCHIO: E sai cos’è la cosa più incredibile? Che sulla Luna c’erano la mia mamma e il mio papà. Erano burattini anche loro, ma mica di legno. Erano come angeli di stoffa, tutti vestiti di bianco, e mi regalavano carezze a destra e a manca. E se anche facevo qualcosa di sbagliato, mica venivo punito. E se anche dicevo che preferivo il giocare allo studiare, non venivo rimproverato. E se anche dicevo che la minestra mi dava fastidio e preferivo il gelato al pistacchio e al cioccolato… non venivo sgridato, ma amato. Amato, capisci?
TURCHINA: Ora basta Pinocchio, questa è di sicuro è una bugia!
PINOCCHIO: No, no Turchina, no. Guarda il mio naso. E’ tranquillo al posto suo, e dentro le narici porta ancora i profumi della Luna.
TURCHINA: E allora dimostramelo.
PINOCCHIO: Non ce n’è bisogno. I sogni non si dimostrano, e tantomeno le magie. I sogni si disegnano, si dipingono, e hanno i colori come quelli della Luna…
TURCHINA: Bianca, vero?
PINOCCHIO: Ma no. La Luna è color argento… è viola come le viole, e rossa come le fragole…
TURCHINA: Pinocchio!
PINOCCHIO: E verde come le rane, azzurra come il cielo d’estate e gialla come i limoni… e tutti questi colori insieme danno il bianco. Il bianco della Luna, sì. E lascia sulla pelle quella polvere che è solo dei sogni… come quando ti svegli al mattino con gli occhi ancora incantati dalla notte, e le stelle…
TURCHINA: Cosa c’entrano adesso le stelle?
PINOCCHIO: E le stelle, dalla Luna, fatina mia, si assaggiano come caramelle al gusto di… al gusto di…
TURCHINA: Allora? Non sai inventarne più?
PINOCCHIO: Ma no, turchina… il gusto di ogni stella lo decidi tu.
TURCHINA: Adesso basta, bambino. E’ ora di far nanna.
PINOCCHIO: E va bene.
TURCHINA: Buona notte.
PINOCCHIO: Buona notte… fatina! Questa notte dove andrò? Posso andare a visitare Saturno?
TURCHINA: Se trovi un cerbiatto volante, perché no…
PINOCCHIO: Vado su saturno, faccio un giro con l’ombrello… e da lì ti porto un anello. Tutto per te. Mi vuoi bene?
TURCHINA: Ma che domanda è questa?
PINOCCHIO: L’unica domanda che conta. Mi vuoi bene? Mi vuoi bene? Mi vuoi bene?
TURCHINA: Ti voglio bene, Pinocchio. 

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