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Archive for giugno 2014

donna ombra

 

“Le sue generalità, prego” mi esorta il carabiniere mentre mi affanno ad abbassare il finestrino dell’auto. Sono incappata  in un controllo non appena svoltato l’angolo di casa e mi sento inspiegabilmente come se mi avessero colta  in flagrante, anche se non ho commesso alcuna infrazione. Nulla, assolutamente  nulla, ho persino la cintura di sicurezza già allacciata…  Obbediente come un bravo soldatino che risponde all’appello, scandisco ad alta voce “Giovanna Scrigna, nata a Milano il ….” Non faccio in tempo a formulare la mia data di nascita che quello mi  squadra con espressione truce e mi  intima “Patente e libretto”.

Ah già, sono proprio scema. Ovvio che devo dare i documenti, non recitare i miei dati  a memoria, come se bastasse così poco  per dimostrare chi sono.

Il tipo mi strappa di mano la patente – un esemplare  da collezione: risale al 1973  – poi guarda la foto, guarda  la mia faccia,  poi ancora la mia foto,  la mia faccia, e  quindi mi apostrofa spazientito sventolandomi la patente sotto il naso: “Ma lei… lei circola  con questa roba qua? La foto, santo Iddio, è quella di una ragazza!  Sta sbarbata sarebbe lei da giovane? E chi me lo garantisce ? Chi mi dice che lei è davvero la Giovanna Scrigna che c’è scritto qua”   “Eh… vorrei saperlo anch’io”  balbetto fra me e me.  Poi,  con  voce incerta, tento di rabbonirlo : “ Lei ha ragione, è una foto di 40 anni fa, ma  non è colpa mia. All’Aci, quando sono andata a fare l’ultimo rinnovo  (guardi lì la fascetta rosa: validità fino al 23 marzo 2015)… all’ Aci, dicevo, mi hanno assicurato che potevo ancora tenere la mia vecchia patente ed io così ho fatto. Sa, ci sono affezionata  a questo brandello di carta .”

“Signora mia, qui non si tratta di portarsi appresso la foto scattata con il primo fidanzato o che so io… qui stiamo parlando della PATENTE. La PATENTE, capisce? Guardi, non mi faccia perdere tempo e mi dia la sua carta d’identità.”   Frugo affannosamente nel  portafoglio … mannaggia, dove l’ho messa? Ah, eccola, è in un taschino :  “Tenga,” gli dico “legga qua: Giovanna Scrigna, e la foto è stata scattata un anno fa, la carta d’identità l’ho rinnovata da poco. Mi riconosce ora?”   “Stia zitta un attimo, signora”  mi ordina il carabiniere. Ammutolisco, mentre lui confronta i due documenti, legge tutti i dati e alla fine , dopo avermi nuovamente squadrata e confrontata prima con la fotografia della patente, poi con quella della carta d’identità, si convince che io sono io e mi dice “Prego, signora, vada pure. E’ tutto a posto. Però, mi raccomando, si faccia sostituire al più presto questa vecchia patente.”

“Tutto a posto? TUTTO A POSTO?! E secondo lei basterebbe così poco per dire che è tutto a posto?”, gli urlo in faccia ridendo istericamente,  e  riparto a tutto gas lasciandolo lì, esterrefatto, senza dargli neppure il tempo di ribattere.

Guidando senza più una meta, continuo a inveire da sola ad alta voce: “ Tutto a posto eh?? Io sono  proprio io, eh?  La  Giovanna Scrigna  della patente  sarebbe la stessa della carta d’identità??  Ma vaffanculo, imbecille! Che cosa  ne vuoi sapere tu!”.

In quel mentre squilla il cellulare: “Ciao Giovanna, sono Franca, è da un po’ che non ti fai viva!”  Non le lascio dire una parola in più. “No guardi, non sono Giovanna. Ha sbagliato numero”. Poi scaglio il cellulare dal finestrino, e subito dopo lo seguono sull’asfalto la patente, la carta d’identità, il bancomat, la tessera della Coop, quella della Decathlon, delle Profumerie Mariannaud, di Media World, dell’Ikea… su tutte c’è scritto Giovanna Scrigna, ma  Giovanna Scrigna non è più lei da tanto.  Lasciatela in pace, lasciatele il tempo di fare ordine fra ciò che è stato e ciò che sarà e non fingete di sapere chi è veramente, perché neppure lei in questo momento lo sa.

 

 

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Sedoka di Flavia

luna

falò nei campi  

la luna e il sole sposi

magia di mezz’ estate 

 

è  San Giovanni –

s’illumina la notte

oscurando le ténebre

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sedoka di Flavia

immagine dal web

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Nota:  

Il sole, nel solstizio d’Estate, sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno, quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’ orizzonte. La notte di S. Giovanni, il 24 giugno appunto, rientra nelle celebrazioni solstiziali; il nome associatogli deriva dalla religione Cristiana, perché secondo il suo calendario liturgico vi si celebra San Giovanni Battista.

In questa festa, secondo un’antica credenza il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falo’  (per attirare la benevolenza del sole e rallentarne idealmente la discesa) e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare. Non a caso gli attributi di S. Giovanni sono il fuoco e l’acqua, con cui battezzava. Così nel corso del tempo, c’è stato un mischiarsi di tradizioni antiche, pagane, e ritualità cristiana, che dettero origine a credenze e riti in uso ancora oggi e ritrovabili perlopiù nelle aree rurali.

Con le feste del solstizio estivo, San Giovanni è visto come protettore dalle influenze malefiche: nel momento in cui inizia la fase “oscura” del cielo annuale e le minacce delle forze del male e delle tenebre sembrano farsi più forti, si sente la necessità di qualcuno che assicuri la rinascita della luce.

Gli antichi senza dubbio colsero un significato nella strana ironia per cui quando la luce e la vita sono al culmine, al solstizio d’estate, si gettano i semi della morte, delle tenebre e del decadimento; e lo stesso vale per il contrario, al solstizio d’inverno.

Ecco forse spiegato il motivo per cui si svilupparono tutta una serie di riti – i fiori, il fuoco, le nozze e i funerali – che accompagnavano la festa di Mezzestate: era una celebrazione della trasformazione.

A Mezzestate, nello sbocciare di un fiore, nel fuoco, nel sesso e nella morte, si liberano le energie, avviene una trasformazione, e il Cielo e la Terra si riuniscono per un momento. E poi la vita continua.

 

Per saperne di più sui riti e le usanze di questa festa

cliccare sul link qua di seguito

http://www.gustosamente.com/article/notte-di-san-giovanni-una-notte-davvero-magica

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haiku di Luigi

sera serena

cicale silenziose

odor di tiglio

 

 

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haiku di Luigi Zamproni 

 

 

per scelta dell’ Autore , il testo non è accompagnato da immagini, per sottolineare la “voce del silenzio” che ha ispirato la poesia

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image  1

tra il sole e gli occhi

mille gocce di pioggia

in un tramonto

 

image 2

dalla grondaia

gocciola lento il cielo

in una pozza

haiku di Luigi Zamproni
immagini dal web

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acqua

 

l’immagine  dal web raffigura il kanji dell’acqua

Il carattere “Acqua” (che si legge sui/mizu in giapponese e shui in cinese) è la stilizzazione dell’antico pittogramma che rappresentava la linea curva e tortuosa di un fiume, con ai lati quattro piccoli segni, come goccie o onde.
L’ideogramma originario aveva il significato sia di acqua che di corso d’acqua, di fiume.
Nelle lingue moderne, oltre al carattere semplice, il segno dell’acqua si scrive anche come radicale con tre piccole pennellate sulla sinistra dell’ideogramma per indicare cose che sono in relazione con l’elemento liquido.
Nella filosofia cinese antica l’acqua era uno dei cinque elementi costitutivi della materia, uno dei cinque agenti da cui era composto l’universo.
Fonte naturale di energia, era considerata più forte del Fuoco, nasceva dal Metallo, faceva nascere il Legno, ma veniva sopraffatta dalla Terra.

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(haiku)

spighe mature –

nell’acqua del canale

lampi di sole

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(haiku)

il grande fiume

ora si tinge d’oro –

scorre l’estate

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(tanka imperfetto: l’ultimo ku non è di 7 sillabe)

lento fluire

dell’acqua nella roggia – 

non fa rumore

 

il silenzio s’infrange

cucù cucù cucù

 

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(katauta)

il fiume scorre

rimescolando l’onda –

perenne divenire

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(haiku)

 

burrasca estiva –

nel mare si riversa

nuova sorgente

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1237556_733628460015237_2131951634_n modificato

quieto silenzio –

solo un foglio e una penna

fanno rumore

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senryu di Flavia Rolli

immagine di Laura Shin  scattata durante il laboratorio

“Semplice…mente haiku”

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haiku di Flavia

 

 

van-gogh

fragile frémito

di papaveri al vento –

rosse farfalle

 

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haiku di Flavia Rolli

immagine dal web: dipinto di Vincent Van Gogh

 

 

 

 

 

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