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Archive for 23 giugno 2015

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Giulia aveva deciso di prendersi un giorno libero. E così per quel giovedì si era concessa di non puntare la sveglia, si alzò con  calma alle nove e impiegò più di un’ora per farsi la doccia, asciugare i capelli e truccarsi con cura.   Si sentì anche libera di lasciare il cellulare spento, perché nessuno potesse disturbarla, e se ne uscì di casa.  Ovviamente aveva cancellato tutti gli appuntamenti fissati per quel giorno  presso il suo studio di avvocato, libera perfino dal senso di colpa per aver abbandonato i suoi clienti al loro destino.

 Se ne andò in giro per la città senza seguire un programma prestabilito ma inseguendo  soltanto il filo dei suoi pensieri, ai quali per una volta lasciò la libertà di esprimersi senza censura. E allora si sentì finalmente libera di ammettere con se stessa che  ne aveva abbastanza. Non ne poteva più di una  madre perennemente in bilico fra depressione e alcolismo, di un  figlio disoccupato di professione, di una  figlia separata due volte, che sembrava avere più bisogno della sua consulenza legale  che del suo affetto materno.  Si sentì libera di scrollarsi di dosso il peso delle responsabilità, lei che  si era sempre fatta carico dei problemi altrui, in famiglia e sul lavoro. Libera di riconoscere la sua solitudine nonostante la schiera di amici, reali e virtuali, ma tutti ugualmente ignari di quello che stava maturando in lei. Libera di urlare tutti i vaffanculo soffocati per senso del dovere, per amore filiale, coniugale, materno, amicale. Libera dal dover essere allegra e sorridente anche se dentro si sentiva a pezzi. Libera di piangere senza vergogna  e chi se ne frega del mascara che cola e della dignità che va a rotoli.  Libera di fare lo sgambetto all’analista, di prendere a sberle la paura, di non pensare più a niente, a nessuno, e di non tornare più indietro, ma avanti, avanti, avanti, fin sopra il parapetto di quel cavalcavia. E poi giù, a volo libero, per sempre libera.

Racconto di Flavia Rolli

Immagine dal web

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