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Archive for the ‘augurio’ Category

haiku

Buona Pasqua a tutti gli amici che passano di qua

albero di Pasqua

alberi in fiore

e uova colorate –

limpida gioia 

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haiku augurale di Flavia e Francesca

immagine dal web 

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albero-di-pasqua

 

appendo auguri

all’albero di Pasqua –  (*)

vola farfalla

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haiku  augurale di Flavia e Francesca

immagine dal web

 

(*) L’albero di Pasqua è una tradizione squisitamente nordica che affonda probabilmente le radici nella notte dei tempi. E’ facile infatti constatare come i simboli dell’albero, dei fiori e dell’uovo siano quelli che da sempre rappresentano la rinascita, la vita che si perpetua nel ciclo delle stagioni, il risveglio dell’energia assopita del mondo. 
Ovvio quindi che la simbologia cristiana si sia sovrapposta a questi emblemi naturalistici per rappresentare la resurrezione, il ritorno alla vita, l’eternità dello spirito vitale che si rinnova dopo ogni inverno dell’anima. Al di là di queste origini l’albero di Pasqua moderno deve forse la sua fortuna al signor Volker Kraft, abitante nella cittadina tedesca di Saafeld.  Era un bambino nel 1945, la guerra appena finita e lui sognava di decorare gli alberi del giardino di casa con tante uova colorate nell’attesa della festa di Pasqua.Ci riuscì nel 1965, per la felicità dei suoi figli. Decorò i due giovani alberelli che vedeva dalla finestra del salotto, con diciotto uova; ogni anno, d’allora, l’Eierbaum -l’albero delle uova- è diventato una tradizione che ha coinvolto figli, nipoti e amici. Le uova sono vere, svuotate e tutte decorate in modi diversi: dipinte, a collage, rivestite con pizzi a uncinetto, traforate, con strass e perline e molte, molte altre varianti. Vengono ben legate in modo da reggere ogni tipo di tempo, neve, pioggia, vento. Passata la Pasqua, con la stessa cura le uova vengono riposte per l’anno successivo, quelle danneggiate verranno sostituite ed altre se ne aggiungeranno. L’albero di Saafeld ha incrementato sempre più il numero di uova decorate che lo addobbano arrivando a contarne quasi 10.000!

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2012103022864931_la-prima-alba-dell-anno-0 (1)

hatsuhinode –  

un augurio radioso

nel primo sole

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haiku di Flavia Rolli

Immagini dal web

Note:  

 Sia 元日 (ganjitsu) che 元旦 (gantan) – in evidenza nella prima immagine qua sopra –  significano “Capodanno” in giapponese. Usate comunemente nelle cartoline augurali per il primo dell’anno, le due versioni sebbene significhino la stessa cosa, hanno due concetti differenti dati dai kanji utilizzati. Il 日 di 元日 significa giorno, dando l’idea di “primo giorno“, mentre il 旦 di 元旦 si riferisce all’alba (rappresentando con la linea in basso l’orizzonte), enfatizzando l’idea della “prima alba“, che è una delle cose peculiari oltre alle visite dei templi per chi vuole festeggiare come si deve l’anno nuovo.

In giapponese la prima alba dell’anno si dice hatsu-hinode. Hatsu significa la prima volta, hinode è l’alba. A Capodanno i Giapponesi si recano in luoghi panoramici come spiagge o montagne dove possono osservare la prima aurora dell’anno. L’immagine  qua sopra  è un ukiyo-e  disegnato da Utagawa Hiroshige e  descrive  appunto la gente che va a vedere la prima alba.

Altre “prime volte” considerate importanti per iniziare bene il nuovo anno sono hatsuhi (primo sole), waraizome (primo sorriso, iniziare l’anno con un sorriso è simbolo di buon auspicio),  hatsuyume ( primo sogno), hatsudayori (il primo scambio di lettere), shigoto-hajime (il primo lavoro dell’anno), hatsugama (la prima cerimonia del té dell’anno) e hatsu-uri (le prime compere dell’anno).

 

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fiore vivente –  (*)

sotto un cielo di nubi

è sbocciata armonia

 

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katauta di Flavia e Francesca dedicato alla cara amica Eufemia nel giorno del suo compleanno

Immagine dal web

 

(*) Nota:   La traduzione letterale della parola Ikebana è “fiori viventi”, ma l’arte giapponese dei fiori recisi  può essere anche indicata come Kadō, cioè “via dei fiori”, intendendo cammino di elevazione spirituale secondo i principi dello Zen. L’Ikebana è un’arte molto antica. Ebbe origine in Oriente (India e Cina), ma solo nel complesso artistico e religioso del Giappone trovò terreno fertile per il proprio sviluppo trasformandosi, da iniziale offerta agli dei, in una multiforme espressione artistica. Le origini risalgono al VI secolo d.C., al periodo in cui il  buddhismo, attraverso la Cina e la Corea, penetrò nell’arcipelago nipponico introducendovi, fra le altre, l’usanza delle offerte floreali votive. In origine l’arte dei fiori era praticata solamente da nobili e monaci buddhisti, le classi elevate del Giappone; solo molto più tardi si diffuse in tutti i ceti, diventando popolare con il nome di Ikebana. Il primo stile, piuttosto elaborato, fu il Rikka, che nella composizione comprendeva la presenza di sette elementi: i tre rami principali e i quattro secondari. In seguito fu elaborato uno stile più semplice, il Nageire, al quale seguì il Seika, un Rikka semplificato, meno austero del Nageire. In epoca moderna ogni scuola adottò un proprio stile personale e si cominciarono ad usare anche vasi bassi dal bordo poco elevato, e sassi, rami secchi ed altri materiali naturali. Tutti gli elementi utilizzati nella costruzione dell’ikebana devono essere strettamente di natura organica, siano essi rami, foglie, erbe, o fiori. Nelle composizioni dell’Ikebana rami e fiori sono disposti secondo un sistema ternario, quasi sempre a formare un triangolo. Il ramo più lungo, più importante, è considerato qualche cosa che si avvicina al cielo, il ramo più corto rappresenta la terra e il ramo intermedio l’uomo. Così come queste tre forze si devono armonizzare per formare l’universo, anche i fiori e i rami si devono equilibrare nello spazio senza alcuno sforzo apparente.

 

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otto novembre –

nella foschia autunnale

lanterne in festa

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Haiku di buon compleanno

per la mia cara amica Eufemia

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Flavia

Immagine dal web

 
 

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l’autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore

Albert Camus

 

Un augurio speciale a tutti i nostri amici del Blog per questo autunno, ormai alle porte, che fa capolino con le sue nebbie mattutine e le mille sfumature rosse, arancioni e gialle delle foglie. Flavia&Francesca

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Sono una danza

le parole del corpo

-voce del cuore

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Francesca

 

(immagine dal web)

Questo post è dedicato a mia mamma, Flavia, che domenica 22 Aprile finalmente leggerà il suo meraviglioso racconto ‘Solchi’ (https://filintrecciati.wordpress.com/2012/04/20/le-parole-del-corpo-solchi/) nel corso della Sesta Maratona Letteraria di Settimo Milanese. I miei più affettuosi complimenti per il bellissimo scritto e uno speciale augurio per questa densa esperienza. 

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