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donna ombra

 

“Le sue generalità, prego” mi esorta il carabiniere mentre mi affanno ad abbassare il finestrino dell’auto. Sono incappata  in un controllo non appena svoltato l’angolo di casa e mi sento inspiegabilmente come se mi avessero colta  in flagrante, anche se non ho commesso alcuna infrazione. Nulla, assolutamente  nulla, ho persino la cintura di sicurezza già allacciata…  Obbediente come un bravo soldatino che risponde all’appello, scandisco ad alta voce “Giovanna Scrigna, nata a Milano il ….” Non faccio in tempo a formulare la mia data di nascita che quello mi  squadra con espressione truce e mi  intima “Patente e libretto”.

Ah già, sono proprio scema. Ovvio che devo dare i documenti, non recitare i miei dati  a memoria, come se bastasse così poco  per dimostrare chi sono.

Il tipo mi strappa di mano la patente – un esemplare  da collezione: risale al 1973  – poi guarda la foto, guarda  la mia faccia,  poi ancora la mia foto,  la mia faccia, e  quindi mi apostrofa spazientito sventolandomi la patente sotto il naso: “Ma lei… lei circola  con questa roba qua? La foto, santo Iddio, è quella di una ragazza!  Sta sbarbata sarebbe lei da giovane? E chi me lo garantisce ? Chi mi dice che lei è davvero la Giovanna Scrigna che c’è scritto qua”   “Eh… vorrei saperlo anch’io”  balbetto fra me e me.  Poi,  con  voce incerta, tento di rabbonirlo : “ Lei ha ragione, è una foto di 40 anni fa, ma  non è colpa mia. All’Aci, quando sono andata a fare l’ultimo rinnovo  (guardi lì la fascetta rosa: validità fino al 23 marzo 2015)… all’ Aci, dicevo, mi hanno assicurato che potevo ancora tenere la mia vecchia patente ed io così ho fatto. Sa, ci sono affezionata  a questo brandello di carta .”

“Signora mia, qui non si tratta di portarsi appresso la foto scattata con il primo fidanzato o che so io… qui stiamo parlando della PATENTE. La PATENTE, capisce? Guardi, non mi faccia perdere tempo e mi dia la sua carta d’identità.”   Frugo affannosamente nel  portafoglio … mannaggia, dove l’ho messa? Ah, eccola, è in un taschino :  “Tenga,” gli dico “legga qua: Giovanna Scrigna, e la foto è stata scattata un anno fa, la carta d’identità l’ho rinnovata da poco. Mi riconosce ora?”   “Stia zitta un attimo, signora”  mi ordina il carabiniere. Ammutolisco, mentre lui confronta i due documenti, legge tutti i dati e alla fine , dopo avermi nuovamente squadrata e confrontata prima con la fotografia della patente, poi con quella della carta d’identità, si convince che io sono io e mi dice “Prego, signora, vada pure. E’ tutto a posto. Però, mi raccomando, si faccia sostituire al più presto questa vecchia patente.”

“Tutto a posto? TUTTO A POSTO?! E secondo lei basterebbe così poco per dire che è tutto a posto?”, gli urlo in faccia ridendo istericamente,  e  riparto a tutto gas lasciandolo lì, esterrefatto, senza dargli neppure il tempo di ribattere.

Guidando senza più una meta, continuo a inveire da sola ad alta voce: “ Tutto a posto eh?? Io sono  proprio io, eh?  La  Giovanna Scrigna  della patente  sarebbe la stessa della carta d’identità??  Ma vaffanculo, imbecille! Che cosa  ne vuoi sapere tu!”.

In quel mentre squilla il cellulare: “Ciao Giovanna, sono Franca, è da un po’ che non ti fai viva!”  Non le lascio dire una parola in più. “No guardi, non sono Giovanna. Ha sbagliato numero”. Poi scaglio il cellulare dal finestrino, e subito dopo lo seguono sull’asfalto la patente, la carta d’identità, il bancomat, la tessera della Coop, quella della Decathlon, delle Profumerie Mariannaud, di Media World, dell’Ikea… su tutte c’è scritto Giovanna Scrigna, ma  Giovanna Scrigna non è più lei da tanto.  Lasciatela in pace, lasciatele il tempo di fare ordine fra ciò che è stato e ciò che sarà e non fingete di sapere chi è veramente, perché neppure lei in questo momento lo sa.

 

 

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