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CIELO NORMANNO

cielo1

Il cielo, la terra finisce e là comincia il cielo… volendo citare Lucio Dalla. Ecco della Normandia mi è piaciuto soprattutto il cielo. A volte è sufficiente fermarsi e fare attenzione, alzare lo sguardo e lasciare che il cielo ti entri negli occhi così pieno d’azzurro e di nubi che corrono, vanno lontano, veloci e leggere, e tu vorresti esserci sopra, correre con loro, andare dove vanno loro… ma dove vanno? Beh, poco importa, vanno libere, ecco perché mi piacciono tanto.

 

all’orizzonte

si dipinge l’azzurro

di bianche nubi

 

ora sole e poi pioggia

e lo sguardo s’incanta

cielo2

muta continuo

questo cielo normanno

di mille nubi

 

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Appunti di viaggio di Luigi

IN MOVIMENTO

 

La strada è bella, immersa nel verde della campagna, piccoli villaggi, case sparse tra il verde intenso dei campi dove placide mucche pascolano indifferenti, ci accompagna un po’ di pioggia, a tratti acquazzone, che subito dopo lascia spazio a sprazzi di sole con un cielo azzurro e pulito ma questa è la Normandia, il tempo cambia velocemente come i suoi paesaggi. Raggiungiamo Formigny, un villaggio a pochi chilometri dalla spiaggia e in un piccolo bar la colazione è baguette con burro e marmellata e un café au lait che è quello che di più si avvicina al nostro cappuccino, perché qui, se chiedi un “cappuccino” ti servono tutt’altro; naturalmente pane burro e marmellata sono strepitosi…

Normandia1 (1)

 

 

LE SPIAGGE DELLO SBARCO

 

Dopo qualche chilometro ecco la spiaggia: “Omaha Beach”. Lunga fino all’orizzonte si rompe su una falesia bianca nel sole, una striscia di sabbia che sembra sottile -ma forse è l’effetto dell’alta marea- per essere stata il luogo di uno sbarco così imponente. Si staglia sul mare il monumento a ricordo di quell’evento.

 

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ruggisce il mare –

sulla spiaggia deserta

echi di grida

 

Ferro piantato nella sabbia, un monumento alla memoria, braccia tese verso il cielo, anime che s’innalzano tra dolore e paura, speriamo abbiano trovato la pace.

ferro contorto –

tra le forti onde ad Omaha

solo un ricordo

 

Dopo la spiaggia è la volta del cimitero americano di Colleville-sur-mer. Le “croci bianche”, “troppe”, “cinematografiche”, sotto agli occhi sono impressionanti, il cimitero degrada verso Omaha Beach, dove tanti dei soldati qui sepolti sono morti. Nonostante i molti visitatori aleggia un senso di pace e tra le croci ci si sente comunque soli, capita di fermarsi davanti ad alcune e leggendo il nome scolpito nel marmo, di pensare a chi fosse quel soldato, alla sua giovane vita interrotta così tragicamente, ci si commuove, soprattutto davanti a quelle di soldati sconosciuti, l’epitaffio cita più o meno così:

 

qui giace in onorata gloria un compagno in arme, sconosciuto, ma non a Dio.

 

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sotto ai cipressi

troppe le bianche croci –

una preghiera

 

Dopo 70 anni il mondo è ancora pieno di guerre, l’odio e l’incomprensione non muoiono mai, e l’ultimo ku(verso) potrebbe essere sostituito con

 

“inutilmente”.

 

*****

Foto e testo di Luigi Zamproni

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